Nel proprio cuore

Ho scoperto una cosa che forse potrebbe essere già nota a molti/e:

Netflix dà la possibilità di poter guardare gratuitamente alcuni film e/o serie tv.

E allora: perché non approfittarne?!
Io personalmente ne ho approfittato e mi sono guardata:

Non starò qua a fare un riassunto del film, ma vi dico che ho pianto.
Bhe, ho la lacrima facile, ma ho pianto.
Due uomini a confronto. Due modi di vivere Dio e la Chiesa in maniera profondamente diversa.

Devo confessarvi che, crescendo, sono diventata molto cinica dinnanzi all’istituzione ecclesiastica e forse anche nei confronti della spiritualità.
Ho nel tempo iniziato a pensare che Dio non facesse parte della mia quotidianità. Ho improntato la mia vita, volendo agire nel bene perché cosa buona è giusta di per sé, non per un torna conto personale che fosse il benestare di Dio o il Paradiso.
Ho sviluppato una sorta di repulsione per tutti quei cristiani che fanno del bene, ma con un doppio fine.
Ma quale, poi?!

Prima di sviluppare questo cinismo, ho fatto mille domande alle quali mi si rispondeva sempre allo stesso modo:

Non c’è risposta: o credi o non credi

E avendo difficoltà a credere a certi eventi della Bibbia, decisi di non credere.
Pur non credendo, mi chiesi se io avessi comunque potuto far parte di una comunità, magari per il semplice fatto di condividere una finalità comune: fare del bene.
Vidi, però, discriminazioni, odio…insomma: tutto quello che forse non rientrava nella mia ottica di amore, quella tanto predicata dalla Chiesa.
Capii, dunque, che se volevo fare del bene, lo dovevo fare io, nel mio piccolo, e per un senso superiore. Allo stesso tempo, compresi che anche se non avessi voluto fare del bene, non avrei avuto ripercussioni personali: avrei solo perso l’occasione di fare qualcosa di utile.

Quel film ha mosso qualcosa di profondo in me.
E’ come se, nella figura di Bergoglio, io avessi trovato tutte le risposte alle domande che ho sempre fatto.


Criticato dai ferventi cristiani perché papa anarchico.
Amato dagli atei/agnostici perché così semplicemente uomo.

C’è un’altra cosa che ho capito: se uno volesse cercare Dio, non lo dovrebbe cercare tra le pagine della Bibbia, ma (forse) nel proprio cuore.
Forse, quando mi dicevano: non ci sono risposte alle tue domande intendevano proprio questo?

Non lo so.
Ma ci penserò…

Temi leggeri per un martedì di settembre a 30 gradi
Non credete?!
Antonella

Amarsi con cura.

Saremo destinati all’infelicità se cercheremo costantemente negli altri risposte alla nostra insicurezza.
Quei vorticosi momenti di difficoltà che -per una cosa o per l’altra- fanno parte della nostra vita saranno inevitabilmente destinati a creare malessere se ogni volta ci aspettiamo che a risolverli debbano essere gli altri.

Ci costruiamo inconsciamente un’elenco di buoni propositi che gli altri dovranno rispettare affinché noi possiamo ritrovare la felicità.
Quella serenità che tanto cerchiamo nelle altre persone è in realtà solo dentro di noi.

Ci sono e ci saranno momenti in cui l’insicurezza prende e prenderà il sopravvento: nei nostri pensieri e nelle nostre azioni. Sarà facile cadere nel tranello per il quale ci aspetteremo conferme esterne per definire noi stessi. Tuttavia, permettere agli altri di delineare l’autostima che ciascuno deve avere di sé è una forte ubris all’amor proprio.

Ci sono e ci saranno quei momenti in cui non ci sentiremo all’altezza di nulla, in cui tutto sembrerà grigio e spento. Ci saranno momenti difficili, malinconici e tristi. Ci saranno momenti in cui bisogna amarci più forte di prima e cercare conferme dentro di noi.
Ci saranno momenti in cui bisogna amarsi con cura.

La vita è complessa. Amate!

Nella vita si celano misteri e angosce tali per cui è inevitabile dire:

la vita è complessa.

Giungiamo al mondo: sì, senza chiederlo, ma sta di fatto che ci giungiamo.
Come sottolinea anche Gianni, ciascun* di noi è stato lo spermatozoo più veloce tra i non so quanti: che culo, mi direte!
Bhe, ma dopo tutto, qualche cosa vorrà pur significare, no?!
Forse il nostro essere in potenza desiderava così ardentemente vedere la luce, la terra, la vita che -per la prima (e per alcun* anche l’unica volta)- ha iniziato ad andare velocissimo, fino ad arrivare al traguardo.
VITTORIA!!!
Sì, vittoria…
Benvenut* in questa vita: nella tua vita.
E in questa tua tua vita, probabilmente, tu dovrai ad avere a che fare con frustrazioni, momenti difficili, angosce, disperazioni: nulla di nuovo che serva leggere in queste righe.

La vita -così- è già complessa di per sé tanto che non capisco perché complicarsela ancora, facendo e ricevendo cattiverie gratuite.
Siamo tutti sulla stessa barca: ok, c’è chi è su uno yacht e c’è chi su una zattera, ma comunque -prima o poi- sia l’una che l’altra imbarcazione affonderà.
Per tale ragione…

Perché non si può vivere di bene e di amore?
Perché ferire?
Perché soffrire?

Qualunque dolore voi abbiate, qualunque frustrazione voi sentiate sappiate che solo una cosa la curerà: l’amore.
L’amore verso le persone, verso il vostro hobby, verso il vostro animale…l’amore verso qualsiasi cosa.

Amate
Quando sarete sottoterra non ci sarà più tempo per nulla

Antonella

L’uomo e la sua onnipotenza

Racconto
Storia vera
Ad ognuno l’interpretazione che vuole
Così come si guarda alla vita

Con le braccia incrociate dietro alla schiena, posizione ormai collaudata dalle molte volte in cui si era resa necessaria, se ne stava al di qua del cancello, forse incapace di capire davvero. I capelli di quel bianco neve, ormai sproporzionati rispetto alla sua testa, si muovevano lenti, spostati da una leggera, ma ancor fredda, brezza di primavera. Un borbottio si levava alto, espressione del suo disappunto:
Mah…

Lui, l’uomo con la valigia di cartone.
Lui, l’uomo che da solo aveva costruito la sua fortuna.
Proprio lui, l’uomo rinchiuso tra quelle quattro mure ed quell’appezzamento di giardino, ricattato da quei buoni annulla dei suoi figli.
Ingrati…
Pensava, ogni tanto per sé e sé, ogni tanto a voce alta.

Negli anni aveva sviluppato la convinzione che, senza di lui, nessuno avrebbe mai fatto assolutamente niente nella vita. Quella ferita all’animo, cagionata dalla povertà e dall’umiliazione, aveva nel tempo e lentamente, fatto nascere un sentimento di riscatto, sfociato poi, in età ormai matura, in una sorta di onnipotenza.

Qualunque fosse la sua convinzione, qualcosa di più grande, di invisibile e di particolarmente minaccioso stava ostacolando quella che per anni era stata la sua risolutezza. In un primo momento, aveva provato a sottometterla:
Se decido di uscire, io esco.
In un secondo tempo, rincasato tutto d’un pezzo, era stato rimproverato: obbligato a stare a casa? Io?
Queste erano state le sue parole, rispondendo ai quei due figli, a tratti spaventati, a tratti nervosi, che lo avevano affrontato, impacciati. Negli anni avevano sviluppato una scarsa capacità di fronteggiamento al padre-padrone, preferendo la non belligeranza.
Sei anziano. Muoino principalmente gli anziani. Lo vuoi capire?
Fu solo la paura della sua unica nemica a farlo smuovere, per la prima volta.
L’onnipotenza non è sinonimo di immortalità. Questo in fondo gli era chiaro…

Rimuginò per giorni su quella frase.
Guardò i Tg che dicevano l’unica cosa che lui voleva sentire: …i decessi riguardano persone con almeno una patologia pregressa…
Bene! Aveva trovato la falla nel sistema: vecchio sì, ma relativamente sano.
Io esco. Datemi un autocerti-cosa, lì.
Una voce, fredda e cinica lo redarguì, indirettamente: non trovi che l’ebano sia un ottimo legno?
L’ira. La consapevolezza. L’accettazione.

Con le braccia incrociate dietro alla schiena, se ne stava al di qua del cancello, forse incapace di capire davvero. I volontari gli stavano portando la spesa, muniti di mascherina e di guanti.
Poveri fessi…l’onnipotente pensò…grazie davvero…l’uomo sinceramente disse.

Sono uscita

Dopo due settimane chiusa in casa, oggi sono uscita.
No, nessun gesto anarchico o ribelle: sono uscita per comprovate esigenze di lavoro, come mostra anche la scelta barrata sulla mia autodichiarazione.

Ho riflettuto molto se il mio lavoro fosse compatibile alla dicitura comprovate esigenze di lavoro. Ho pensato che, da una parte, la società, al momento, avrebbe potuto anche fare a meno della mia attività lavorativa; dall’altra, invece, ho ritenuto che il mio dovere andasse comunque fatto (se pur nelle misure ad oggi consentite).

Così, dopo due settimane chiusa in casa, organizzata tra smart working e qualche ferie, sono uscita. Mai avrei pensato che questa frase avrebbe potuto caricarsi di tanto significato come di questi tempi. Sono uscita per andare in ufficio. Principalmente avrei impiegato quelle ore ad organizzarmi il lavoro per la settimana successiva e per svolgere altre attività che, da casa, mi sarebbero state impossibili. 

Le ore sono passate veloci, forse molto di più di qualunque altro venerdì. Alla mattina avevo avuto un piccolo problema con la mascherina: non avevo capito come fare a non far appannare gli occhiali e giravo, miope, per la città. Levavo e mettevo gli occhiali all’occorrenza, soprattutto negli attraversamenti pedonali, magari per non farmi investire. Ci manco io, rotta, al pronto soccorso.

All’uscita -che saranno state le 15.30 circa- avevo capito come non far appannare gli occhiali (stringere la mascherina era un’ottima soluzione, per esempio…) e anche il contesto attorno appariva in maniera meno sfocato.

L’atmosfera era strana. Un nodo mi ha stretto la gola e forse una lacrima sarebbe anche scesa se la rabbia non avesse subito preso il sopravvento. Persone che, nonostante tutto, giravano con la flemma di chi non ti sta dando l’impressione di essere fuori casa per qualche comprovato motivo. Giravano, perse dentro le loro mascherine prive di significato alcuno, non curanti e non rispettose di chi il lusso di scegliere di stare a casa non ce l’ha.

La disgrazia più grande che ci sia capitata non è il COVID-19.
E’ l’ignoranza.

Antonella
#stateacasa

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Orizzonti

Siederai un milione di volte ad osservare l’orizzonte.

Troverai un senso a quella linea, così distante, così inafferrabile. Capirai tutto ciò che sta tra te ed il cielo. Diventerà il contorno del baule in cui chiudere dentro l’infinito delle tue angosce.

Siederai un milione di volte ad osservare l’orizzonte.
Ed improvvisamente tutto avrà di nuovo pace.

https://www.instagram.com/p/B9KRlMNCwPl/?igshid=137wh2lnlwacx

Frustrazioni positive e negative.

Torno a scrivere.
Se è da tempo che mi leggete, saprete quanto per me sia terapeutico sedermi davanti al computer per poi sfogare le mie frustrazioni, mettendo in piedi un testo più o meno riflessivo.

Penso sia un fatto normale. Ci sono molte altre persone che, come me, riversano le proprie frustrazioni in maniera pacifica. Nel mio caso, ho la presunzione di pensare che sfogarle nella scrittura sia qualcosa di bellissimo che condivida ed unisca. La reputo una cosa sana nonché utile per altri/e che, come me, si sono potuti/e trovare nelle circostanze su cui io, di volta in volta, mi trovo a riflettere.

Sono passati 6 anni da quanto ho aperto questo Blog e mi piace pensare che tra noi si sia creata quella forma di fiducia per la quale so quanto capirete a fondo il pensiero che qui, ancora una volta, vorrei sottolineare: non sono speciale o diversa. Tutti e tutte noi troviamo sempre un modo per sfogare le nostre frustrazioni. Quello che ci differenzia è il come…

Ci sono persone che la impiegano in maniera positiva, praticando – per esempio- sport, suonando uno strumento o, appunto, scrivendo. Ce ne sono altre, invece, che la riversano sugli altri, diventando l’ essenza stessa delle loro frustrazioni: cattive, egoiste ed insensibili.

Che novità mi direte hai scoperto l’acqua calda. Vero, come sempre, anche questa volta, avete ragione, ma la cattiveria tra essere umani è una cosa per cui, ogni volta, mi fa scaturire un senso negativo di stupore.
Non starò qua a predicare la fratellanza né, tanto meno, starò a dirvi che dobbiamo amarci l’un l’altra.
Non lo dirò perché la fratellanza incondizionata non è possibile: penso sia sano che, tra di noi, ci siano delle simpatie piuttosto che delle antipatie.

Quello che mi preme dire è questo: si possono rispettare le persone anche se di queste non abbiamo una grande reputazione.
Anche se per noi uno è troppo furbo, troppo ingenuo, troppo brutto o troppo bella…
Anche se è troppo in un modo o troppo in un altro, in qualunque modo questa sia dobbiamo pur sempre ricordarci che, comunque, è una persona: essere imperfetto per natura.

Sappiate che se non l’apprezzate voi, ci sono altre persone che, al contrario vostro, l’ ameranno così per come è. E, dinnanzi all’amore, il giudizio negativo e le angherie di voi, frustrati cronici, non contano nulla.

Risolvete i vostri problemi in maniera sana, vi prego.
Buon fine settimana,

Antonella

Il senso dell’ingiustizia

Non sempre è possibile smascherare il livello di ingiustizia che serpeggia nella quotidianità. Spesso questa si cela dietro ad azioni tanto palesi, quanto stranamente indimostrabili.

Talvolta sono proprio queste ingiustizie a dare un senso alla tua vita e a dire: se non succede, non è colpa mia.

Forse non agiamo perché ci fa comodo nasconderci dietro a queste ingiustizie, come a dire che se non abbiamo raggiunto un determinato obiettivo è colpa di chi era raccomandato oppure di chi era prescelto.

Forse, al contrario, siamo così stanchi di tutto questo che non abbiamo più energia e stiamo lì, inermi, ad osservare quanto le persone riescano a fare schifo fino infondo…

A voi la scelta.
Ammesso che si possa scegliere…

Antonella

 

 

Ci sarà mai una fine?

Titolo molto ambiguo.
Sì, ci sarà una fine: la morte.
Non è quella, però, a cui mi riferisco con la questione posta a presentazione del post.
Mi chiedo, altresì, se vi sia mai una fine agli studi:

Elementari: anni 5
Medie: anni 3
Superiori: anni 5
Laurea breve: anni 3
Laurea magistrale: anni 2
Concorsi pubblici: decadi

La mia nuova ossessione sono loro: i concorsi pubblici.
Non so voi, ma a me sembra che ci sia del paradosso dietro a tutto questo: più studi, più ti specializzi, più diventa complesso trovare uno straccio di lavoro che ti permetta di essere autonomo nonché socialmente utile per la pubblica amministrazione così

tenor
QUO VADO?

come da titolo professionale. I concorsi pubblici sono diventati mete ideali che solo i più fortunati (i più raccomandati? Penso male, scusate) riescono a raggiungere prima della pensione sociale. Studi prima, studi durante, studierai poi. Intanto le mie domeniche passano così: in questa consunta scrivania di casa che più che ospitarmi, mi trattiene a sé….

Baci,
Antonella

Si sono fatti grandi

Si sono fatti grandi.
Hanno detto che sei una ragazzina e che parli troppo, quando non dovresti.
Ti hanno consigliato di stare al tuo posto perché due lauree non fanno di te un uomo, per di più esperto dell’università della vita.
Ti hanno criticata per la gentilezza che per tua abitudine ami usare, volendo mantenere quel filo invisibile chiamato diplomazia.
Ti hanno corretto in un modo e subito dopo ti hanno sgridata di non fare come loro ti avevano detto poiché cosa sbagliata, lasciandoti in un baratro di confusione e di incertezza.
Ti hanno derisa per la tua precisione e poi, non contenti, ti hanno sbeffeggiata per credere ancora in qualcosa.
Ti hanno ammonita di fidarti solo in te stessa, non capendo, invece, che sarebbe bello potersi fidare di qualcuno.
Si sono fatti grandi, sminuendoti.
Quello di cui non hanno tenuto conto è che davanti a loro c’è una persona con un grande dono: l’umiltà di imparare dai propri errori.
Sappiate, quindi, che mentre voi sprecate le vostre energie, sminuendola, lei sta crescendo.
Quando diventerà sicura di sé, accettando tutti gli sbagli che ha commesso, allora sarete voi, per la prima volta, smarriti e dovrete trovare un altro modo per attaccarla.
Imparate a gestire la vostra frustrazione o diventerete piccoli-piccoli a son di affossare gli altri…

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