Sanremo ed ingiustizie

Un tempo non c’era YouTube, Instagram e compagnia bella: se volevi farti conoscere, dovevi metterti in gioco. Il modo migliore per farlo era partecipare a concorsi musicali.

Dal Festival di Sanremo sono passati alcuni dei migliori e più bravi artisti. Era un trampolino di lancio per avviare una possibile e florida carriera musicale. Molte delle più belle canzoni che noi conosciamo arrivano dal Festival di Sanremo, ma non sempre si sono classificate prime.

Almeno tu nell’universo, una delle più conosciute di Mia Martini, arrivò nona al Sanremo 1989. Ben 30 anni fa: tondi tondi. Ho usato proprio Mimì come esempio perché incarna due ingiustizie in un colpo solo. La prima quella che ho appena citato: non essersi qualificata nelle prime tre canzoni, pur essendo la sua una poesia pura. La seconda ingiustizia è quella di esser stata vittima di malelingue. Portava sfortuna: è questo quello che avevano inventato. Volevano gettar fango su un’artista che non poteva competere neppure lontanamente con alcuni o alcune sia per bravura sia per umiltà.

No, non ci sto. Lo spettacolo non è un mondo a parte: è composto da essere umani allo stesso modo di come è composta la realtà di tutti i giorni. Le persone sono cattive, ingiuste, sono mosse da interessi ipocriti.

Quello che io contesto a questo #Sanremo2019 è il fatto che il popolo è stato messo da parte. Il potere di qualcuno ha, ancora una volta, messo da parte il demos di cui non si compone la nostra democrazia.

Canzoni belle o brutte che siano, dovete spiegarci dove sono finiti i voti delle persone. Dove sono andati quei 51 centesimi che, per tutta la serata, continuavate a definirli come il costo di ogni voto?!

Sanremo sarà stato da sempre corrotto (Luigi l’aveva capito), ma lasciateci almeno il gusto di dire: avete rotto il cazzo a prenderci per il culo.

Quando lo presenterò io, tutto questo sarà diverso.
Tante belle cose,
Antonella

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