Io farò questo, se tu farai questo: compromesso

Dedicata a chi so io.

 

A me la parola compromesso ha sempre fatto molta paura.
Ogni volta che la si pronuncia ad alta voce pare automaticamente annunciare una sciagura. Soprattutto nella vita di coppia, quando due persone arrivano a dirsi la fatidica frase: o raggiungiamo un compromesso oppure ci lasciamo è il segnale che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Ammesso che esisti un verso davvero giusto.

Può capitare che vita di una coppia, ad un certo punto, sia segnata da uno spiacevole elenco di cose che due devono fare: io farò questo, se tu farai questo. Si creano, cioè, situazioni di labile stabilità in cui tutto dipende dall’altr*. In pratica entrambi devono dichiarare di fare qualcosa che a loro non va giù per vedere salva la loro storia. Mi direte: in coppia vige il compromesso. Ed io vi rispondo: sì, ma non si definisce propriamente compromesso. 

Una coppia che funziona (cercatela e dategli un premio, vi prego) non ha bisogno di firmare un armistizio nel quale i due si impegnano a fare o non fare determinate cose.
In una relazione sana (ammesso che sana sia la parola giusta), non ha bisogno che i compromessi diventino manifesti: entramb* sanno già cosa devono fare. Una coppia che si ama, non ha bisogno di mettere in discussione l’altr* o metterl* alla prova oppure testare il suo amore: un amore che si rispetta è autosufficiente a sé stesso.

Io non so cosa sia l’amore.
Non so cosa siano le relazioni funzionanti e quelle non funzionanti.
Se sapessi tutte queste cose, sarei la persona più ricca del mondo col mio manuale d’amore perfetto.

La cosa di cui so per certo, però, è che qualunque sia il compromesso, la relazione o la storia che voi stiate vivendo, vi auguro di lottare sempre per qualcosa per il quale vale davvero lottare.
Fino alla morte.
Della speranza.

Antonella

 

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Chi parla di sesso è in cerca di sesso?

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Siamo nel XXI secolo?!
Siamo sicur*?!
Ah, pensate voi. A me invece sembrava di stare nel Medioevo. Manca solo un Savonarola, un po’ di peste qua e là, una strega da bruciare e per me ci siamo!

Ma pensate voi: dovevamo raggiungere il progresso tecnologico e scientifico per dire che:
– la terra è piatta,
– esistono le razze umane,
– una ragazza che parla di sesso è in cerca niente meno che di sesso.

Ebbene sì, amici miei ed amiche mie, avete capito bene: se una ragazza parla di sesso è in cerca di sesso.

Mi pare chiaro: per parlare di un argomento simile, quella deve essere certamente deviata. Pazza. Malata.
Mi svelo un’altra cosa: quando una ragazza parla di sesso con un ragazzo, bhe, sì: quasi certamente vuole fare sesso con lui. E’ chiaro. E non solo!!! Dovete ancora sapere che la ragazza, dopo aver usato il pene di costui, lo uccide. Eh no?!
Fidatevi: io la conosco quella categoria di donne.
Bisogna e v i t a r l e.

Abbiamo gridato all’emancipazione femminile, alla liberazione del corpo della donna dei tabù più stupidi e adesso?!
Eccoci qua nel pieno del pregresso sessuale di ultima generazione.
Un prodotto, amici e amiche, che manco durante l’epoca Vittoriana andava di moda.
Un regresso, cari e care, da non perdere!

Eppure ci sono persone, in questo vile mondo, che lo pensano: una ragazza non può parlare di sesso perché parlare di sesso sta male.
Ma voi state male, credete a me!

Per molte generazioni sentir parlare di sesso era considerato come un argomento da censurare: un tema tabù.
Credo che questo abbia conseguentemente portato a vivere male i rapporti sessuali, a tal punto che sono diventati una cosa sporca, vietata, proibita, soprattutto per le ragazze.
Il sesso, infatti, si poteva conquistare previo anello d’oro all’anulare sinistro, altrimenti Gesù, Dio e tutti i santi piangevano.

Da una parte posso anche capire un genitore del tempo: inculcava certe idee ad una ragazza per evitare spiacevoli sorprese del “Papà, sono incinta“, ma oggi non capisco perché non si possa affrontare l’argomento in maniera diversa come se il sesso potesse costituire una tappa come un’altra della vita: fai il primo passo, la prima parola, il primo dentino…fai per la prima volta sesso.

Il sesso non ha bisogno di libretti di istruzioni, ma di raccomandazioni per l’uso.
Quando sei poco più che ragazza, sei spaesata, impaurita di star facendo male a Gesù e avresti bisogno di aiuto.
Chi meglio della famiglia può dartelo?!
Crescere, pensando che il sesso non sia un tabù o una cosa sbagliata rende le persone libere e consapevoli.
Evita che crescano adulti ed adulte che al sentir parlare di sesso si scandalizzano.
Evita di crear odio tra quelle persone che non hanno ancora accettato che anche le ragazze siano libere di fare sesso, tanto quanto i ragazzi, senza per questo essere additate come troie, puttane o peggio ancora: come facilone.

Free,
Antonella

A ciascuno il proprio momento

In una sera prenatalizia, tra uno scambio di regali e l’altro, io ed alcune amiche ci siamo imbattute in uno di quei discorsi da venticinquenni disperate, in cerca di certezze nella vita.  In particolare, è stato interessante ascoltare una mia amica, Silvia, nel dire che secondo lei i social siano ormai diventati il nostro metro di misura per comparare i nostri risultati rispetto a quello di altr*. Condividendo sui social foto di eventi relativi alla vita (laurea, parto, matrimonio, viaggi, etc), si crea una sorta di questione aperta attraverso cui ciascun individuo può paragonarsi con l’altr*. Da questo confronto nasce spesso una domanda:

La mia vita sta andando avanti come quella di costei/costui?

E’ paradossale: la vita è una sola e noi non vediamo l’ora che vada avanti, per raggiungere il prossimo step, qualunque esso sia. Ci affrettiamo a volere le stesse cose che hanno avuto gli altri prima di noi, ignorando, tuttavia, che ciascuno sta percorrendo vie diverse. C’è una bella frase che sintetizza tutto questo:

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A volte, però, abbiamo bisogno di nuovi inizi. Nuovi modi per credere ancora in qualcosa. Non confondiamo questa necessità con la pazienza di aspettare le cose belle perché se ci si crede, queste arriveranno. Anche a costo di aspettare anni.

Utopica,
Antonella.

Leggere e scrivere: a presto, per davvero.

È da tanto che non scrivo qua, sul blog.
In questi mesi, poi, mi sono dedicata ad un altro progetto ovvero quello di ReaLife_blog su Instagram.
Per quanto mi appassioni ed al contempo mi affascini poter comunicare in maniera più diretta, attraverso le storie #instagram, di quanto non possa fare un testo, mi sono resa conto che scrivere mi manca.

Da una parte, è sciocco che io dica proprio questo, dal momento che, in fondo, è da settembre che non sto facendo altro che scrivere: in ‘sto periodo, infatti, sono dietro a redigere la tesi di laurea che mi sta occupando gran parte del mio tempo. Quello che intendo dire, è che mi manca la scrittura qua sul blog. Chi mi legge da un po’, saprà cosa penso della scrittura e per chi non lo sa ed ha voglia di scoprirlo, metto a disposizione un post di qualche tempo fa:

Lo scrivere

Non prometto di tornare presto a pubblicare cose qua sul blog perché sappiamo tutt* che a voi non frega una beata minc…
Lo scrivere, ahimè, è qualcosa di egoistico: serve a sé stessi per riordinare, non tanto i pensieri, quanto le emozioni.
Allo stesso tempo, leggere è la speranza di poter trovare qualcun* che possa dire parole che leniscano un poco il tormento del momento. Qualunque esso sia. Anche fosse la stessa vita…

A presto,
Antonella.

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