Socialmente Antippa

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20 anni

Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita. (Paul Nizan, Aden Arabia, 1931)

Eccolo, questo è stato il tema della mia Maturità, anno 2012.
Ma che diamine ne volevo sapere dei 20 anni?
Che cosa pensavano che avessi detto?
Questo è un periodo della vita in cui non sei considerata né adulta né ragazza: sei un ibrido nelle mani della società.
Una società che ti fa “adulta” quando gli viene comodo e ti rende “ragazza” quando non gli servi.
Una società che forse se lavori ti vede adulta, ma se studi sei una che “Bah, speriamo, incrocio le dita sul tuo futuro”.
Una società che se lavori “Quante possibilità bruciate” e se studi “Quante possibilità avrai!”.
Insomma: 20 anni in una società che non gli va mai bene nulla.
Ma dopo tutto anche ai 20 anni non va bene niente: non ci va bene andare via di casa, non ci va bene restare a casa, non ci va bene studiare, non ci va bene lavorare, o forse ci va bene andare a ballare, no, ballare no.
Bè, i 20 anni sono un groviglio di idee, intenzioni, volontà, contro-volontà.
Se oggi dovessi rifare la maturità scriverei solo questo:

I 20 anni sono proprio un età del cazzo.
Ma nel dubbio di come sarà dopo, ci rimango ancora per un pò…

 

Un cono gelato

Se Mogol e Battisti avessero dovuto scrivere una canzone su di me -perché mai, poi?!-, avrebbero sicuramente scritto una cosa simile:

Seguir con gli occhi un gabbiano
sopra il mare e poi
ritrovarsi a volare
e sdraiarsi felice
sopra i sassi ad ascoltare
un sott…

Bon: addormentata.
Non so se sia stanchezza, sonno arretrato o qualche carenza di vitamina, ma sono sicura che se mi darete un posto dove sdraiami -comodo o scomodo che sia, non mi interessa- probabilmente cadrei in un sonno profondo e “Ciao belli, ci si rivede dopo qualche ora!”
Vi faccio un esempio.
Ieri sono andata a spiaggia.
Ci sono andata con il migliore degli intenti: leggere.
Ma è bastato sdraiarsi un attimo che il tramonto non è mai stato così veloce ad arrivate: io, un sole quasi sparito e mezza spiaggia deserta.
Immagino le ipotetiche persone che mi hanno notata per tutto quel tempo:  bocca aperta e bavetta pre-mortem, per poi vedermi ancora svegliare da quello stato comatoso, spettinata, con i segni delle pietre ed un chiaro nonché evidente stato confusionale.
Con nonchalance, mi sono alzata in piedi e con l’occhio sinistro ancora mezzo chiuso, sono venuta via.
Camminavo per la passeggiata, con la bocca tutta impastata, con la sensazione di esser appena uscita da un litigio con una scimmia impazzita.
Per ovviare alla mia situazione e tirarmi un pò su, decisi di fare una cosa grandiosa: andarmi a prendere un bel gelato.
Un cono gelato.
Mi direte: che c’è di strano?!
Bè, tutti noi abbiamo dei limiti psicologici.
Io ne avevo e ne ho tanti.
Da un anno a questa parte, è iniziato l'”Antonella Challenge”: una competizione non pacifica contro me stessa.
E bene: sono andata a comprarmi un cono gelato, per mangiarlo da sola, per la strada, con la mia testa che immaginava ogni passante giudicare ciascuna leccata che davo a quel gelato.
Ma ce l’ho fatta.
Durante il cammino, ho persino pensato di aprire un centro di mutuo-aiuto rivolto alle persone per superare limiti improbabili.
Come quello di leccare un cono gelato da sola, per la strada.

Antippa

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Una vagina

Per fortuna che ogni tanto c’è qualcuno che si ricorda di avere…una vagina!
Voi maschietti non potete immaginare che disagio continuare a dimenticarsela.
A volte stai lì, per i cavoli tuoi, a cucinare, a leggere, a fare cose, ed in un attimo, trac: ti dimentichi di avercela!
Te la là.
Lancio un appello di sensibilizzazione:

Donne di tutto il mondo, ricordatevi di avere una vagina!!!

Occorrerebbe qualcosa che ci agevolasse e ci aiutasse a ricordarci di lei…
Sì, tipo un antifurto o una sveglia che ogni ora suoni e ti dica:

“E’ l’ora di salutare la tua vagina, è l’ora di salutare la tua vaginaaa!!!”

Sarebbe anche carino iniziare un corso in palestra assieme, così: per rafforzare l’amicizia e non darla più per scontata:

“Da Settembre vita sana, studio e parlare di più con la vagina.”

Dovete inoltre sapere che non è il solo problema che una donna deve affrontare tutti i giorni, ahimè!
Eh no.
Ne esiste un altro.
Molte donne, infatti, sono solite domandarsi:

“Ma le altre donne come me…Hanno una vagina?!”

Non so voi, ma io non ci dormivo la notte, fino a quando loro mi hanno dato una risposta:

 

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GRAZIE.

Riconoscente Antippa.

Carlo

Continuo per la mia strada: prima di essere qualcun’altro, facciamo in modo di esser noi stessi.
Prima”Je suis Charlie” e adesso tutti a scandalizzarsi.
Bè, benvenuti nel mondo della satira senza filtri!
Non è certo una giustificazione, ma se adesso vi incazzate tanto per questa vignetta, all’epoca non potevate tanto essere “Charlie”.
E soprattutto, se adesso la vostra reazione è questa, non vi sembra di avvicinarvi esattamente al sentimento che al tempo avevate tanto criticato in quei terroristi: l’odio?!
Bene.
Voi state odiando una vignetta tanto quando i terroristi hanno odiato la “loro”, quindi, in un certo senso, anche voi state provando quel rancore che avete tanto messo in discussione e contro il quale vi siete poi identificati con il nome “Charlie”.
Ottimo.
Io Charlie non lo ero prima e non lo sono manco adesso.
Amo la satira e per quanto ci bruci il culo che “‘sta volta sia toccato a noi”, zitti e mosca.
Soprattutto per chi prima era “Charlie” e adesso è diventato “Carlo”

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