Cibo e scarpette

‘Sta mattina mi sono svegliata con i sensi di colpa.
Mi sono alzata, ho fatto colazione – l’unica vera ragione per la quale alla mattina valga la pena alzarsi – e sono andata a camminare. Una lunga camminata ‘meditatoria’.
Ho pensato ai nostri limiti, alle nostre passioni, ai nostri peccati.
E ho finito col pensare, molto semplicemente, che ieri ho esagerato.
Ho esagerato.
Ho mangiato davvero troppo.
Eh, uno deve ammettere certe cose. Uno deve mettersi lì e dire: “Ho fatto schifo!”.
Il punto – e lo dico un pò come giustificazione – è che amo troppo il cibo.
Ma non il cibo qualunque, il cibo buono, cazzo!
Io sono Ligure e amo la focaccia, per esempio. E se è una focaccia di cipolle, ancora meglio.
E poi amo la pasta fresca, le torte salate, i dolci della nonna…Tutti i dolci tranne il Tiramisù: è troppo inflazionato!!! Tutti fanno Tiramisù, in compagnia c’è sempre un amico che: “Come faccio il Tiramisù io, mai nessuno”. No, basta. Vabbè, poi lo mangio anche io e mi piace, eh.
Fatto ‘sta – ritornando a noi – che ieri con le mie amiche siamo andate in un locale la cui specialità è la pasta.
E uno cosa fa?!
Mica si prende due penne in bianco, certo che no!
Ce siamo fatte ‘na piattazza di pasta fresca con sughi pannosi e ricchi di calorie.
Mi sono alzata da quel tavolo che le mie vene erano ad un passo dal chiudersi.
“Esageri con il dire le cose, Antippa!!!
Eh sì, ma state tranquilli che è andata così.
Anzi, non contenta del mio piatto di triangoli, panna, speck e radicchio, mi sono messa pure a finire la roba avanzata dalle altre.
E poi è finita qua?!
No, c’è stata pure la puccetta.
La cameriera si stava per avvicinare a prendere il piatto, mi ha visto che la guardavo con gli occhi da cerbiatto e che con la mano brandivo un pezzo di pane -anche quello tremendamente buono- e così se ne è tornata indietro, a mani alzate.
E la cosa terribile che anche alle mie amiche piace mangiare!!!
E’ la fine.
Avere degli amici che ti assecondano e tu, a tua volta, assecondi loro, è la fine.
Ma oggi non volevo parlare di me, quanto di Silvia, che ieri ha deciso di dedicarmi questa bellissima caricatura:

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A parte che mi ha fatto super-figa e anche abbastanza elegante con la ciuppetta – cosa che nella realtà non succede, sia ben chiaro- .
Ma torniamo alla nostra Silvia.
Silvia è una mia cara amica e, manco a dirlo, è una bravissima vignettista!!!
Invito tutti voi a sostenerla e mettere “mi piace” alla sua pagina Facebook che vi ‘linko’ qui sotto:

Bess

Oltre ad essere brava, è anche molto creativa e vi divertirete con i suoi fumetti, quindi, mi raccomando: il “mi piace”.

Buona domenica
Antippa

Da Miss Italia alla Volkswagen

Quante cose di cui parlare!
Da Miss Italia alla Volkswagen.
Mi direte: “Eh no, gioia, di Miss Italia ce ne hai già parlato!”
Lo so, bellezze mie, lo so, ma diciamo che non riesco a smettere di fare osservazioni a proposito, per cui – perdonatemi- ma continuerò a parlarne.
Allora, iniziamo con il dire che ho letto un articolo – volevo mettervi il link, ma non lo trovo più, dovrete fidavi, abbiate pazienza!- nel quale si giustifica la Miss 2015. La si giustifica dicendo che, se ha detto quelle cavolate, è per il fatto che la scuola non gliel’ha insegnate e che quindi…*sbasban*…andiamo contro la scuola -visto che in ‘sto periodo va di moda pure quello-.
Sentite, anche a me a scuola non hanno insegnato a fare una frittata, ma ciò non toglie che, magari, nella vita ad una persona possa anche far piacere essere capace a farne una. Non credete?

Se alla nostra Alice avesse importato qualcosa della storia, l’avrebbe studiata per conto suo. Se è vero che la scuola non “fa”, non è detto che la scuola vieta. Se a te va quindi di imparare “L’infinito” a memoria, nessuno ti viene a chiedere i danni morali. Bè, oddio, a seconda di come la reciti, magari un Leopardi che ti tira i piedi di notte non te lo leva nessuno.
Ma dai: da una fatto idiota, da una figura di merda, riusciamo sempre il modo per fare polemica politica. Siamo davvero pessimi.
Alice ha fatto una figura di merda, ha dimostrato che sua nonna, quando le raccontava certe cose, manco se la cagava e stop, “non ci facciamo sopra i capellini!” – espressione usata dal mio prof. di procedura penale quando mi stavo arrampicando sugli specchi su un argomento e cercavo di ricamare su una cosa che invece avevo saputo, anche in quel caso: ci ho fatto una figura di merda e stop, su!
Basta giustificarla, eh.

Passiamo alla Volkswagen.
Ma porca miseria, anche voi, ragazzi, che figura di merda!!! Prima la tirate addosso a tutti: che voi siete i migliori, con i parafango, con questo e con quello e poi il fango ve lo tirano addosso a voi.
Vi amo, ora siete abbastanza trash da potervi trasferire in Italia.
Voi ci scherzate, ma neppure noi italiani siamo arrivati a fare tanto o quanto meno, se lo abbiamo fatto, ancora non ci hanno sgamato. Ecco, l’ho detto, state a vedere domani…

In attesa di qualche cagata italiana,
buona serata!

Antippa

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Dire che “siamo tutti uguali”

Dire che “siamo tutti uguali” crea delle differenze non indifferenti.
Se dico che sono uguale ad un tetraplegico mento. Io non sono uguale a lui e lui non è uguale a me.
Lui necessita di strumenti che io non necessito. Siamo diversi.
Dire che “siamo tutti uguali” è una presa per il culo.
Se dico che sono uguale ad un autistico mento. Io non sono uguale a lui e lui non è uguale a me.
Lui necessita di attenzioni che io non necessito. Siamo diversi.
Dire che “siamo tutti uguali” è una gran paraculata per non fare cose.
E queste cose sono le più svariate: dagli scivoli per le carrozzelle alle attrezzature scolastiche adeguate.
Dire che “siamo tutti uguali” è un modo per sottovalutare certe realtà sociali, certe condizioni, certe persone.
Non siamo tutti uguali.
Lo continuo a ripetere.
Non lo siamo.
Siamo tutti diversi.
Quello che ci accomuna è essere persone.
Persone che devono essere rispettate e devono vivere una vita dignitosa.
Siamo nel 2015, dannazione, non facciamo gli ipocriti a dire certe stronzate e svegliamoci!

Studente universitario

“Eh, vedrai poi quando lavorerai!”
La verità è che chi consola uno studente universitario in crisi in questo modo non ha mai fatto l’università.
Mai.
Tutti quelli che sono passati da qui sanno che cosa vuol dire.
Uno studente universitario, infatti, deve fare i conti:
– con la burocrazia,
– con i corsi,
– con gli esami,
– con l’ansia,
– con gli orari delle lezioni accavallati,
– con il mercato nero di appunti e libri,
– con le foto di chi si laurea prima di te,
– con la fame chimica,
– con l’affitto,
– con i mezzi pubblici,
– con la biblioteca piena,
– con la fotocopiatrice senza carta,
– con le diapositive.
Con e con e con.
E tutto questo senza essere pagati!
Mi direte “Uno fa una scelta: o lavora…o…” O l’ospedale psichiatrico, te lo dico io!!!
Questa non è vita.
Anzi sì.
Questa è la vita di uno studente universitario.

Un grosso in culo alla balena a tutti gli studenti universitari alle prese con l’appello di settembre!
Antippa

Io, me, me stessa medesima

Ciao, mi chiamo Antonella, ho 22 anni e sono una ragazza come tante altre.
Anzi, no, non sono per nulla una ragazza come tante altre: sono diversa e questa diversità la si coglie subito, fin dal momento del “Piacere!”.
La mia non è una diversità che va alla moda, la mia è una diversità che, talvolta, mi fa sentire inadeguata per questa società.
Per questa società che non dà importanza alle persone, all’amicizia, all’amore, alle promesse e ai sentimenti.
Questa società futile, questa società che sembra privilegiare più l’apparenza che la sostanza.
Io non appaio. Ma neppure per un secondo.
Io sono l’amica che nessuno nota, l’amica che “Ma quella c’avrà tutte le rotelle a posto?!”, io sono l’Amica.
Io sono quella che se te la vuoi prendere con qualcuno, se hai bisogno di sentirti migliore e decidi di umiliarla, io resto qua, ferma ed assorbo, ma non mi crepo.
Io sono quella che si commuove davanti ad una storia a lieto fine, a due amici che fanno pace, a due amanti che, nonostante tutto, decidono di stare assieme.
Io sono quella che scrive per stare meglio, quella che canta per non pensare, che non sa piangere se non al limite della disperazione.
Io sono quella che sorride, che ironizza quando ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli, quella che perdona, ma che non giustifica.
Io sono quella persona che si abbatte, che non crede alle parole di conforto, che è testarda e  che ama la malinconia.
Io sono Antonella, ho 22 anni e sono abbastanza matura e sensibile per dire che in ‘sta società io non c’entro nulla, ma che ci rimango e lotterò per cambiarla, anche quel poco, pur con la consapevolezza che mai da nessuna singola persona essa verrà cambiata.

Io, me,me stessa medesima.

Adoravano gli alieni

Questa mattina, alla televisione, c’era in onda un interessantissimo documentario che voleva dimostrare l’esistenza degli alieni attraverso la mitologia greca.
Questi studiosi – americani, tanto per cambiare – hanno trovato delle buone ragioni per pensare che gli dei greci non siano stati altro che alieni e che gli antichi – da buoni ingenui quali erano, meschini, mica tutti americani, eh! – hanno finito per adorarli.
Vorrei andare avanti con l’articolo, ma mi devo un attimo fermare e calmare perché mi stanno venendo solo degli insulti.
* 10 camomille dopo*
Ecco, dove eravamo rimasti?!
Ah, sì, eravamo rimasti al fatto che secondo alcuni studiosi -americani, ricordiamolo- gli dei greci non erano altro che alieni.
Adesso.
Partiamo dal presupposto che io non sia nessuno, che io non sia una scienziata, che non sia un’ufologa, che io non sia una studiosa classica e quant’altro.
Ma – io vi chiedo – che cazzo si sono scesi questi?!
Ve l’ho già detto: al lavoro con le anfetamine in corpo non dovete più andarci!!!
Non voglio escludere che non siano studi dotati di verità scientifica o quanto meno di un fondo di verità, ma è difficile fidarsi di queste teorie.
E’ difficile fidarsi di queste teorie, quando i greci hanno inventato LE Teorie.
Stiamo parlando di un popolo che ha inventato il Tutto – la filosofia. L’arte. La bellezza. Il teatro. L’architettura – e poi mi vieni a dire:
“Guarda ‘sti cretini, adoravano gli alieni!”
Certo, in ‘sto documentario non lo dicevano in maniera diretta, ma se ho percepito questo qualcosa vorrà pur dire, no?!
Ma chiariamo un paio di cose.
I Greci adoravano i fulmini perché non avevano gli Angela che glieli spiegava.
I Greci adoravano la terra perché sapevano che senza di quella non c’era vita.
Io non mi sento di dover far passare nessuno da idiota, soprattutto dal pulpito di una società che saprà anche cosa sono i fulmini, ma che non rispetta nulla, men che mai la Terra.
Avranno adorato gli alieni? Le scimmie? Gli uomini del futuro?
Non lo so, ma so di certo che non avranno adorato voi: sapevano riconoscere le stelle dalle lampare.

Buona domenica,
Antippa

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Fast Post #1 – Neo posteggi rosa

Se volevate creare posteggi più grandi per noi donne incapaci potevate anche non mascherarli sotto il nome di “Posteggi per neo-mamme”.
Questa è sicuramente un’altra di quelle invenzioni da uomo: vuoi mettere che disgrazia se con il passeggino righi la macchina di quello posteggiato accanto?! Eh.
A parte le idiozie, potrebbe essere una bella invenzione, ve la passo dall’alto del mio cinismo.
Quando io e il mio gatto avremmo dei cuccioli, lo userò sicuramente!

Buon sabato,
Antippa

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