Breve lettera ad Elisa

Cara Elisa,
ho saputo che con Matteo le cose sono finite, -a tua detta- anche da qualche mese.
Me ne dispiaccio.
Le storie ahimè finiscono e mi si spezza il cuore che a finire, questa volta, sia proprio la vostra, ma che ci vuoi fare: fatti forza, mia cara!
C’è una cosa, però, che forse mi dispiace ancor di più di tutta ‘sta questione. Sì, bhe, non ti nego che quel fatto rimane ancora vivo nella mia memoria e non riesco proprio a dimenticarlo: mi riferisco quel Appoggerò Matteo Salvini stando nell’ombra, con il quale hai gettato alle ortiche anni ed anni di emancipazione femminile. Detta questa cavolata, mi aspettavo che almeno questo vostro amore fosse incancellabile. Forse, però, avevate scritto le vostre iniziali troppo vicino alle onde del mare il quale, inesorabile, ve l’ha spazzate via, nonostante fossero ben impresse sulla sabbia.
Cara Elisa, vedi, forse presa dal momento, dalla passione per Matteo, hai commesso un grave errore: hai rinnegato la tua indipendenza, la tua emancipazione, il tuo essere donna per metterti all’ombra di un amore che, ahimè, è già passato.
E come anche tanti aneddoti, anche questo passerà…
Saluti,
Antonella

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Quel caffè in programma

In particolare, a
Chiara (T.)
Eleonora (P.)

Non si sa come, ma ad un certo punto, ti trovi con un’accozzaglia di amici sparsi per il mondo e non sai manco tu come avete fatto a distribuirvi così velocemente lungo tutto il territorio di questa Terra.
Se prima quel caffè veniva preso con la routine di un gesto come tanti, adesso diventa una sorta di meta impossibile da raggiungere, ostacolata da mille impegni, lavoro, vita privata.
Forse è proprio questo che, ad un certo punto, rende importanti alcuni gesti, come per esempio quello di bere il caffè con un amico o un’amica che non vedi da tempo.
E’ l’eccezionalità che rende tutto speciale.
Anche se nel termine “eccezione” ci vedo qualcosa di negativo, qua, in questo scritto, non lo intendo in questa accezione, quindi preferirei usare un altro termine che adesso, sul momento, non mi viene in mente: chiedo aiuto a voi…
La vita ci porta ad essere più impegnati, più incasinati, più stanchi.
Ma ovunque la vita ci porterà, saremo sempre disposti a quel caffè che è in programma, non tanto in agenda, quanto nel cuore.

Come sono sentimentalista, ultimamente.
Svegliatemi, su.
Antonella

Viaggi in treno

Ho le cuffiette nelle orecchie e, inconsciamente, volgo lo sguardo al finestrino.
Inizio a vedere delle immagini, non curante del fatto che, in realtà, da quel vetro non si riesca a vedere un bel nulla.
Il buio è ormai sceso inesorabile e le uniche cose che si notano sono quelle luci che, passando, lasciano una dimenticabile scia brillante. Ma io, immersa in quei pensieri, non riesco a vedere neppure quelle. Il sedile del treno diventa la poltrona del mio cinema personale e lì, appollaiata -non troppo comoda come vorrei- mi godo lo spettacolo. I miei occhi, come proiettori, riproducono un curioso film: parla di una ragazza che vive una vita del tutto normale, circondata da persone altrettanto normali che, ad un certo punto, capisce per cosa davvero valga la pena impegnare le proprie risorse.

E’ come se un giorno ti svegliassi e capissi che la vita, finalmente, ti ha dato ciò che tanto aveva promesso. Così, in modo naturale, ogni tassello si compone e tutti quelli che erano stati gli obiettivi teorici, ora sono diventati ambizioni reali.
Ad un certo punto, però, ti assale quell’ansia di chi ha paura che possa andare tutto a rotoli, proprio ora che eri arrivata a tanto così. Alla fine, però, è proprio questo che rende un sogno qualcosa per cui vada davvero la pena lottare: se fossimo certi che questo sia già acquisito, allora, si darebbero per scontate tante di quelle cose che non basterebbe una pagina per elencarle tutte.
Giorno per giorno, occorre coltivare noi stessi e ciò che davvero conta per noi.
E se coltivare non fosse altro che il sinonimo di amare?!
Dopo tutto, si ama le persone giorno per giorno come il contadino annaffia giorno per giorno le sue piante, no?!
Un madre inizia ad amare il proprio figlio dal momento in cui essa scopre di averlo in grembo e passa la sua vita ad accrescere il proprio sentimento verso di lui, adattandolo ai diversi momenti della vita.
Sì, è vero: ogni mamma che si rispetti direbbe che è difficile spiegare questo tipo di amore a chi, di figli, non ne ha o non ne ha ancora.
Bhe, sicuramente è difficile spiegarlo, ma se tutti noi provassimo ad immaginarlo, capiremmo che non c’è cosa più bella di lasciarsi andare alla naturalezza di un gesto che viene così spontaneo.
L’amore viene naturale come alla madre viene naturale amare il proprio bambino o la propria bambina.
Aristotele sarebbe tentanto di fare un sillogismo, ma dal momento che io, invece, non sono Lui, mi limito a trarre le mie umili conclusioni: amare una persona (qualunque essa sia compagno/a, amico/a, genitore) deve essere un gesto naturale, quindi spontaneo, che, però, deve richiede la sua buona dose di cura e di rispetto, senza per questo darlo per scontato.

Vedo dall’orologio che da lì a poco il treno dovrebbe giungere alla mia stazione di arrivo. Mi inizio a preparare alla discesa e solo in quel momento mi accorgo che, fino ad ora, dalle cuffiette non proveniva nessuna musica.
E che l’unica musica che sentivo era quella che non si può spiegare…
Antonella

 

Essere semplicemente sereni

Arriva un tempo per essere semplicemente sereni.
Un tempo in cui, non necessariamente, si deve aspettare cinicamente la prossima tempesta che oscurerà il cielo.
C’è un tempo per quietare e dire: sto bene.
La quiete dopo la tempesta, direbbe il grande Giacomino e potrebbe avere anche ragione, perché no?! Un po’ di pace dopo tanta tempesta, suona bene!
Bhe, adesso non pensiate che i periodi di calma siano tutti arcobaleni e unicorni saltellanti, eh! I problemi -quelli quotidiani- e le preoccupazioni ci sono e quelli, ahimè, ci saranno sempre.
Questa è solo una condizione di chissà quale tipo che, per una volta, mi voglio godere senza troppi “se” e senza troppi “ma”.
Per troppo tempo, infatti, mi sono messa di vedetta, aspettando la prossima sciagura. Per tante volte mi sono sentita quel tacchino che, però, è bel consapevole del perché, alle 9 di ogni giorno, gli viene dato del cibo.
Per una volta, voglio pensare che sono esattamente dove devo essere, con le persone che devono esserci.
Pensare che andrà tutto bene.
Se poi così non sarà, almeno -per la prima volta in vita mia- posso dire di averci davvero sperato.

E sperare rende tutto bellissimo…
Antonella.

“Essere o non essere?” questo non è il problema.La vera questione è “fare o non fare?”

Ciao a tutti,
ormai mi sono lanciata (dalla finestra?) in queste stupende collaborazioni.
Ringrazio Inpocheparole.blog che mi ha permesso di lavorare insieme (seguite il blog, è una minaccia).
Per andare a leggere il nostro lavoro, cliccate qua sotto:

“Essere o non essere?” questo non è il problema.La vera questione è “fare o non fare?”

Vi cuoro, belli
Antippa, Antonella…Bhe, quello che volete!

 

E’tutta colpa di Marte

A tutti coloro che
-come me- hanno passato l’estate più caotica della loro via…

E’ la prima volta che mi capita una cosa simile.
E’ la prima volta che mi siedo e fisso il muro bianco come se da quella parete potesse configurarsi una qualche risposta a tutto questo malessere che -in questo ultimo periodo- mi sta attraversando, portando con sé cambiamenti alla mia vita.
Tutto è iniziato con un ubriacatura….

Era piena estate.
Sarà stato il caldo, il vino o gli amari che continuavano ad offrirci, ma io -uscita da quel locale- cercai istintivamente la spiaggia. Volevo sdraiarmi, sperando che la sabbia fredda mi potesse riportare alla realtà.
Ed è lì, in quella notte illuminata da un milione di stelle, con la mia mano nella sua, che ho capito: la mia vita sarebbe cambiata da lì a poco.
Non so precisamente cosa dissi alla mia amica Lucia, ma ricordo che -in quel momento- avevo la netta e precisa sensazione che qualche cosa di grande, forse un uragano, stava per stravolgere ogni cosa.

Nei giorni seguenti ero molto confusa.
Provavo tristezza, rabbia, delusione.
Mi addormentavo col pensiero di qualcosa che non stava andando nella mia vita: ma cosa?!
Ancora confusione, pensieri, debolezza…fino a quando, un bel momento, giunse il giorno in cui tutto apparve più chiaro.
Quell’epifania, però, mi fece più paura di un salto nel vuoto.

Lo cercai -dopo settimane in cui chiesi e pretesi saccentemente la solitudine- e tutto finì come finiscono le storie di un libro.
Come si può vincolare una persona a noi, se noi stessi non siamo certi dei sentimenti dei che proviamo nei suoi confronti?!
Non si può.
Penso essere una forma di egoismo quella di ancorare una persona a noi solo per la paura di restare soli oppure per aver timore nel farla soffrire, allontanandoci da lei.
Anche se la facciamo soffrire sul momento, dovremmo avere la pretesa che -se il nostro amore non è ricambiato- questo dolore non sia altro che l’investimento migliore per la sua felicità futura.
Una persona che non è ricambiata allo stesso e preciso modo è destinata ad essere infelice perché, tra l’una e l’altra, correrebbe un filo di ipocrisia. E non va bene.
Da qui una serie di brutte sensazioni che mi lasciarono pensare che, quando finisce con una persona, si lascia inevitabilmente tutto quello che era legato a questa: dagli amici ai luoghi vissuti assieme.

Mentre io scontavo il mio ergastolo per aver ucciso la serenità di una persona, mia mamma affrontava il lutto per la perdita di un padre.
Mio nonno era da tempo malato, costretto in un corpo che non era più quello che saltava nei boschi alla ricerca di funghi ed asparagi.
Venne la notte, la febbre alta e morì.
La morte può essere libertà: questa lo fu.
Il mio cinismo, in quell’occasione, raggiunse apici mai visti: ad ogni condoglianza ricevuta, rispondevo con un “Era malato, penso sia bene così”. Tutti i miei appigli all’apatia crollarono in quel pomeriggio caldissimo di metà estate quando, alla fine della benedizione, una sua amica si avvicinò alla bara e sussurrò: “Ciao Stefano…”. Da lì, tutti gli altri suoi amici, uno ad uno, fecero lo stesso ed io -presa dalla più viva commozione per quel gesto- scoppiai in un sincero pianto.
Gli amici sono la cosa più preziosa che abbiamo.
Non dimentichiamolo, mai.

Prima dell’estate avevo già maturato la consapevolezza di esser ormai troppo vecchia per continuare la mia carriera da animatrice per feste ed eventi per bambini, ma comunque pensavo che non fosse poi tanto male continuare ancora per un po’.
Anche in questo ambito, mi svegliai una mattina e capì che troppe cose stavano cambiando e che era l’occasione giusta per terminare, in serenità, anche questa avventura.
Trascorsi tre anni all’interno di questa agenzia, mio primo luogo di lavoro.
Alcuni colleghi diventarono amici, altri nemici, altri ancora alleati.
Tutto questo mi ha anche insegnato il peso delle parole, delle critiche e dei giudizi: tutto e tutti mi hanno reso una persona più attenta. Sicuramente diversa…

…Diversa, come una nuotata in mare, in piena notte.
Quella sera ero con Silvia e Monica. Stavamo facendo il bagno nell’acqua calma della sera e Silvia disse: “Guardate: in cielo si vede ancora Marte!”
Allora io guardai il pianeta sempre in quel cielo e risposi: “E’ tutta colpa di Marte”.

Gli attentati alla vita

Oggi è il 11 settembre, data ormai passata alla storia come il più grande attacco terroristico del XXI secolo.

Nessuno di noi, all’epoca, avrebbe mai potuto immaginare o prevedere una tale oscenità.

Ci indigniamo dinnanzi al spaventoso disegno suicida ed omicida messo in atto da quei terroristi in quel ormai lontano 2001.

Parliamo dei terroristi come se questi fossero delle creature mitologiche. Quasi come se essi dovessero esorcizzare le nostre paure, facendoci aggrappare ad antichi archetipi di mostri.

Quello che forse ci sfugge è che questi fantomatici terroristi non sono mostri mitologici, ma persone.

Persone che compiono atti terribili, ok, ma sono pur sempre persone. Questo ci dovrebbe portare alla realtà, allontanando così l’idea che siano creature di un altro mondo.

Il ricordo dell’attacco terroristico alle Torri Gemelle del 2001 non dovrebbe alimentare ulteriori racori, ma dovrebbe avere la funzione di uno specchio della memoria nel quale ciascuno di noi si deve rispecchiare e scovare una qualche forma di odio dentro di sé che lo induca a commettere piccoli attentati quotidiani.

La disonestà, l’invidia, il primeggiare ingiustamente su qualcuno, l’imporre la propria decisione, la presunzione di avere sempre ragione…Questi sono solo alcuni dei piccoli attentati che ciascuno di noi può mettere in atto tutti i giorni, forse -a volte- senza manco capire il peso della propria azione.

Giornate come queste ci devono far capire che gli attentati e il terrorismo è presente nella vita quotidiana. Solo iniziando ad essere persone migliori nella quotidianità, inevitabilmente si potrà davvero combattere l’odio del mondo.

Vi lascio alle vostre riflessioni che potranno essere uguali o diverse dalle mie, ma saranno comunque rispettate e accettate.

Antonella